Instant Analytics Srl – Data for People
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A cura di Agapito Emanuele Santangelo - Data analysis strategist, Giulia Marucci - Studentessa del corso di laurea magistrale in Management e Consulenza Aziendale
In Italia il prezzo medio di un pieno da 50 litri al 28/0 è di 40 centesimi in meno rispetto al giorno precedente. Il calo viene quasi tutto dagli impianti Agip Eni, passati da 2,151 a 2,110 €/l (−4,1 cent) per l'avvio del tetto a 1,99€/l. Per conoscere una informazione con questa tempestività e precisione il gruppo di Instant Analytics ha estratto le informazioni sui prezzi provinciali dei carburanti potendo monitorare questi cambiamenti.
In economia il carburante è il caso di scuola delle esternalità negative: chi lo consuma scarica su tutti gli altri i costi dell'inquinamento e della congestione, e le accise esistono, in teoria, per far pagare quei costi a chi li produce. Il 2026 ha rovesciato il meccanismo. La guerra in Iran, iniziata il 28 febbraio con l'attacco di Stati Uniti e Israele, e la chiusura dello Stretto di Hormuz annunciata da Teheran la sera del 1° marzo hanno riportato il costo del barile sopra i 100 dollari e il gasolio italiano oltre i record del 2022: un rincaro che nasce fuori dal mercato italiano e che si comporta a sua volta come un'esternalità negativa, un costo imposto a famiglie attraverso i trasporti e i prezzi dei beni.
Nel dibattito manca quasi sempre il dato di partenza, cioè quanto costa il pieno provincia per provincia e dove pesa di più. Instant Analytics ha costruito una dashboard che ogni mattina lo calcola dai prezzi che i gestori comunicano all'Osservatorio prezzi carburanti del MIMIT (Osservaprezzi). La fotografia del 28 settembre, scattata alle 8 del mattino, un'ora dopo l'avvio dei tetti Eni e Ip, mostra 10,3 centesimi al litro di distanza sulla benzina tra la provincia più economica e la più cara, e un Mezzogiorno che paga 1,7 centesimi più del Centro. Il servito costa in media 13,8 centesimi in più del self sullo stesso impianto.
Un anno dopo, e il confronto con il 2022
Nella dashboard si fotografa il dato attuale, ma questo ha bisogno di una prospettiva storica per tracciare i cambiamenti. Rispetto ad un anno fa, il 28 settembre 2025, la benzina al self e il gasolio costavano in media, rispettivamente, il 26% e il 44% in meno. Il 27 febbraio 2026, l'ultimo giorno prima dell'attacco all'Iran, la benzina è salita di 48 centesimi al litro e il gasolio di 65. Come riportato nella Figura 1 l’andamento dei prezzi ha subito diverse fluttuazioni, ma nel mese di settembre ha raggiunto i valori massimi da luglio 2025.
Metodo
La dashboard legge ogni mattina i prezzi praticati alle 8 del mattino dagli impianti attivi, utilizzando un algoritmo di web scarping. Tramite questa metodologia è possibile recuperare dati da fonti online (siti, social, blog e altre fonti web) permettendo l'elaborazione di dati in tempo reale. La potenzialità dello strumento permette di conoscere, in questo caso, i prezzi medi praticati in italia, l’'estrazione del 28 settembre 2026 contiene 92.803 comunicazioni di prezzo e 23.775 impianti, e di calcolare le medie nazionali (2,154 euro/l per la benzina self, 2,371euro/l per il gasolio). Tuttavia, il vero potenziale è rappresentato dalla rappresentazione territoriale dei dati, che ci permette di conoscere i costi dei carburanti per provincia ed evidenziare differenze nei prezzi.
Provincia per provincia (Figura 2), la geografia non presenta un divario Nord-Sud, sebbene ci siano differenze tra le ripartizioni, questo è contenuto. Per la benzina al self il Centro è l'area più economica (2,147 €/l, media delle 22 province), il Nord ha un prezzo medio di 2,154 €/l (47 province) e il Mezzogiorno di 2,164 €/l (41 province): 1,7 centesimi al litro in più rispetto al Centro e 1 centesimo al litro in più del Nord. Per il gasolio il quadro è speculare: 2,363 €/l al Centro, 2,375 €/l al Nord, 2,380 €/l nel Mezzogiorno (Figura 3). Oltre ai prezzi medi per ripartizione territoriale è importante vedere come all’interno di queste i valori si differenziano. Le province più care sono Trieste, Ogliastra, Nuoro, Bolzano e Messina, cioè il confine nord-orientale e le isole; le più economiche Rovigo, Frosinone, Viterbo, Pescara e Asti (Figura 4).
I numeri della dashboard prospettano il quadro della penisola all'automobilista, la leva più efficace resta la modalità di rifornimento, prima ancora della scelta del distributore.
Federconsumatori stima, accanto ai costi diretti, circa 224 euro di costi indiretti per famiglia dall'inizio del conflitto. È un'esternalità negativa, misurata in euro. Tagliare le accise per attutirla è una scelta comprensibile in emergenza, ma sospende lo strumento che dovrebbe internalizzare i costi del consumo.
La dashboard si rigenera ogni giorno con la stessa procedura e gli stessi filtri. Nelle prossime settimane misureremo, provincia per provincia, quanto del tetto Eni e Ip arriva alla pompa e quanto si trasferisce sulle pompe bianche e sugli altri marchi, e che cosa accadrà al gasolio dal 6 ottobre, quando lo sconto sulle accise dovrebbe lasciare il posto all'accisa mobile. Qui è possibile navigare la dashboard completa.
Fonti (per la redazione, non per la pubblicazione)
MIMIT, Osservaprezzi carburanti, open data prezzi praticati e anagrafici impianti (estrazioni del 27 e del 28 settembre 2026); MIMIT, archivio storico dei prezzi praticati e dell'anagrafica degli impianti (trimestri 2022-1, 2025-3, 2026-1, 2026-2); copie giornaliere dei file MIMIT per luglio-settembre 2026; ISTAT, confini delle unità territoriali al 1° gennaio 2026 (CC BY 4.0); Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, rilevazione settimanale dei prezzi (gennaio-agosto 2026).
Note
Poiché i prezzi sono autodichiarati, prima di calcolare le medie la procedura applica alcuni filtri. Tiene solo benzina e gasolio; scarta le comunicazioni più vecchie di sette giorni e i valori fuori da un intervallo plausibile (1,20-3,00 euro al litro: negli open data compaiono refusi da 0,01 a 8,90 euro); esclude gli impianti di Livigno, zona extradoganale dove il carburante non paga accise. Senza quest'ultimo filtro Sondrio risulterebbe la provincia più economica d'Italia, mentre con il filtro scende al diciottesimo posto (2,142 euro): un artefatto fiscale, non un prezzo di mercato, da tenere presente leggendo le classifiche giornaliere che non dichiarano esclusioni territoriali. Restano 66.658 comunicazioni da 20.854 impianti.
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